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Da rileggere

Anna Karenina

Tolstoj Lev

Il romanzo racconta due vicende che si svolgono in parallelo e che trovano origine nel rifiuto di Kitty di sposare Levin, preferendo il bello e aitante ufficiale Vronskj. Da questo atto di vanità e di leggerezza, immediatamente sconfessato dall’innamoramento di Vronskj per Anna Karenina, prende le mosse il percorso di Levin, il suo amore per la campagna, il suo avvicinamento a Kitty sino al matrimonio e alla scoperta della fede; e si sviluppa invece la triste storia di Anna, la sua relazione con Vronskj, l’abbandono del marito, la convivenza all’estero, in campagna e a Mosca sino al tragico suicidio. Si è in presenza di una trama "ufficiale", che vorrebbe, forse, esprimere il pensiero e il messaggio di Tolstoj: solo l’attaccamento ai valori religiosi e a quelli tradizionali della Russia possono salvare l’uomo e il paese, mentre la vanità e l’ipocrisia, caratteristiche tipiche dell’aristocrazia, non possono che condurre alla distruzione personale e al disfacimento morale e sociale di un popolo. Il generoso e profondo Levin trova nelle responsabilità del matrimonio, della famiglia e della gestione della terra la risposta ai propri interrogativi sociali ed esistenziali. Non sono le nuove tecniche di produzione, le teorie economiche e i filosofi a dargli questa risposta, ma la vita stessa gli ha dato la rivelazione attraverso la coscienza del bene e del male." Non ho acquistato il sapere, ma mi è stato dato. .. perché io, con le mie sole forze, non avrei potuto conquistarlo". L’elegante e colta Anna, invece, che non ha rispettato i legami con i tradizionali sentimenti religiosi e sociali della Russia, è condotta, suo malgrado, alla disperazione: "quante cose, (quando ero bambina) che a quei tempi mi parevano belle e inaccessibili ora mi paiono misere! E quel che possedevo allora, ora è perduto per sempre". Ma la contraddizione tra la ragione, che conduce alla morte, e la fede che conduce alla vita è presente sino agli ultimi momenti della vita di Anna: "Sì tutto mi disturba, mi tormenta. La ragione ci è data per liberarci da quello che ci tormenta. Dunque, bisogna che me ne liberi. Perché non spegnere la luce, se non si ha più voglia di vedere nulla, se non si prova più altro che avversione nel guardare le cose?. .. .ad un tratto il buio che avvolgeva ora ogni cosa per lei fu squarciato e la vita le si presentò per un attimo con tutte le sue chiare gioie passate. .. Signore, perdonatemi tutto! proferì ancora, sentendo l’impossibilità di lottare. Il Mugik, borbottando qualche cosa, lavorava sulle fondamenta". Via via che si sviluppa il romanzo, il personaggio di Anna Karenina assume una vita autonoma, che travalica le stesse finalità dell’autore e che le dà peculiarità ben differenti da quelle richieste dalla trama ufficiale. Sembra quasi che Tolstoj si innamori di questa sua creatura e non riesca a farla stare all’interno del ruolo progettato. Dapprima è evidente che Anna è una figura vacua e vanesia, che risponde appieno ai falsi canoni dell’aristocrazia russa, ma poi lentamente cresce la complessità di questo personaggio, che ricerca l’amore assoluto e una vita autentica, al di fuori delle ipocrisie della società. Anna è agitata da un profondo senso di colpa, per l’abbandono del marito e soprattutto del figlio, ma tuttavia sente di non essere colpevole, perché vuole soltanto "vivere la sua vita" in modo sincero e vero. Da questo punto di vista non la si può definire una figura romantica, in quanto la storia di amore è importante ma costituisce in fondo il fattore scatenante di un'aspirazione spirituale più profonda: la volontà di vivere la propria libertà senza ipocrisie e false convenzioni. Anna Karenina è un personaggio tragico, che si distrugge e distrugge gli altri, quasi spinta da un demone (il sogno del vecchio Mugik) e da un destino che è al di sopra della sua stessa volontà. Nel corso del romanzo si attua una sorta di "rovesciamento", una profonda modifica di prospettiva, che porta all’esaltazione del personaggio di Anna, apparentemente fragile e colpevole, rispetto ai più noiosi e piatti Levin e Karenin.

Anna Karenina - Lev Tolstoj

Anno: 1877
Pagine: 864
Editore: The Russian Messenger

Letto in italiano
Finito di leggere il 03.09.2005

Commenti

silvia 07-12-2011 12:42

letto tutto fino alla fine, con dedizione. il romanzo russo che ospita le complessità moderne, i dubbi e le impossibilità certe di trovare le risposte. Anna è sempre luminosa, raggiante e sovrasta la scena. tutto il resto assume sempre la parvenza di muta e arrendevole rassegnazione. Anna vive dei sentimenti. Sposa ignara dell'amore e madre del piccolo Seriosa si lascia travolgere dall'amour fou per il fascinoso Vronskij. e tutto quello che era la sua vita passata perde d'un tratto il suo significato e la conduce ineluttabilmente alla fine. eppure, anche nei suoi momenti più tristi, quando anche il suo vronskij sembra in qualche modo perdere l'interesse per lei oppure è lei stessa a non decifrare più quali siano le sue coordinate in una società tristemente gretta e conformista,anche lì è di una potenza folgorante. così come sembra sempre di leggere i suoi sguardi malinconici, il suo continuo e impossibile aspirare all'assoluto. e di fronte all'impossibilità di raggiungerlo, culminata nel suicidio quasi disperato, tutti gli altri personaggi che lerecitano intorno (compreso anche lo stesso vronskij9 assumono il ruolo di comparse sbiadite, di teoriche razionalizzazioni di paradigmi di vita.e se anna karenina è il trionfo della vita,tutto il resto è il grigio peso della sopravvivenza.


Riccardo Colombo 08-12-2011 00:59

Condivido pienamente l'osservazione di Silvia. Anna ha perso " le sue coordinate in una società gretta e conformista". Da questo punto di vista il suo suicidio riflette una sorta di alienazione psicologica ed esistenziale. A me piace leggere la vicenda di Anna anche come una disperata rivolta, la ricerca di un riconoscimento del suo amore da parte della società, ossia che la verità deve comunque trionfare


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