Gradimento Medio-basso
e non lo rileggerei

Fiordicotone

scritto da Casadio Paolo
  • Pubblicato nel 2022
  • Edito da Manni
  • 268 pagine
  • Letto in Italiano
  • Finito di leggere il 14 agosto 2022
Il 15 dicembre 1943 venne arrestata e inviata all'internamento la famiglia ebrea dei De Fano: Omero, "il mite rilegatore", la maestra elementare Alma, la madre di lei e la piccola Velia, figlia della coppia, una bambina albina soprannominata Fiordicotone. Nella confusione del rastrellamento la bambina venne nascosta sotto la mantella nera di un uomo, così salvandosi. Omero e l'anziana madre furono subito soppressi mentre Alma fu riservata agli ufficiali delle SS per loro divertimento sessuale. "Fa' qualunque cosa ti chiedano, pur di salvarti la vita", le aveva detto la madre, "nuda tra altre donne denudate". Ma se mettere il corpo al servizio degli aguzzini le aveva preservato la vita, l'esperienza l'aveva profondamente ferita nello spirito. Guardandosi allo specchio dopo la liberazione, Alma "non riuscì a riconoscersi. Aveva sbottonato casacca e camicia e s'era guardata. Un corpo perfetto, desiderabile. Si vide incolore, gli occhi logorati, il viso sbiadito e senza vita. Di quel corpo che tanto amava colse la tristezza, l'angoscia di una solitudine continuamente abusata". E' dalla duplice sofferenza, di internata e di prostituta, dalle cataste di morti e dall'umiliazione subita ("in bocca il sapore acido, sulla pelle il sentore miserabile e persistente della violenza")  che crebbe in Alma la percezione che non esistesse un dopo, "ché talmente quell'inferno era senza fondo e senza dignità da non lasciare alcuna speranza. Non c'era più niente. Soltanto Fiordicotone." Come è ovvio il libro narra la ricerca della figlia: la prima ospitalità in Svizzera, il viaggio nell'Italia distrutta sino a Lugo, la scoperta che la figlia non era più in paese, le difficoltà a farsi dire dove si trovava, ed infine l'incontro con Velia. Incombeva sempre su Alma un presagio di una vecchia cieca: "la troverai, e quando l'avrai trovata ritornerai nell'ombra". Come Alma pure il lettore non comprende le parole, oscure come gli oracoli della Sibilla. Cosa vuol dire tornare nell'ombra? Scopriamo lungo il racconto che Alma non aveva ombra, era come un fantasma corporeo ma inconsistente, era senz'anima. Alma "era prigioniera di una cifra tatuata", non aveva speranza e non pensava che ci fosse un futuro per la figlia. Con toni forse troppo melodrammatici ma tenendoci sospesi in una preoccupata attesa l'autore ci porta sino alla conclusione.  

In un precedente romanzo ("Il bambino del treno" recensito in questo sito) Paolo Casadio è partito da un fatto realmente accaduto, ambientato in un luogo preciso: una piccola stazione, oggi abbandonata, della linea ferroviaria Faenza-Firenze. Luogo e vicenda storica hanno dato un ancoraggio concreto alla narrazione; insieme allo stile elegante hanno contribuito alla buona riuscita del romanzo. In "Fiordicotone" Casadio si disperde su troppi temi, dal dramma esistenziale degli internati alla ricerca della figlia. Il filo conduttore non sono tanto la storia e la protagonista, quanto un alone di morte, di fantasmi che aleggiano dal passato, con il rischio di scivolare nel "fantasy" (si pensi all'immagine dell'ombra, sinceramente esagerata) o, più nobilmente, nel contesto evanescente e astratto di molte poesie di Mario Luzi. Nel vuol dire troppo l'autore trascura l'ambiente di Lugo di Romagna, i personaggi e in particolare la ricostruzione delle ambiguità, dei pavidi compromessi, dei piccoli sotterfugi a fin di bene di tante persone comunque consenzienti con le orrende finalità del regime nazista: si pensi alla figura del maresciallo. Il frequente ricorso al punto con le conseguenti frasi senza verbo frammenta la narrazione e compromette l'eleganza della scrittura: un lascito dannoso del dominante stile giornalistico.

Perché leggerlo? Si legge molto bene ed è interessante dal punto di vista storico.


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