Gradimento Medio-basso
e non lo rileggerei

Forse Esther

scritto da Petrowskaja Katja
  • Pubblicato nel 2014
  • Edito da Adelphi
  • 237 pagine
  • Letto in Italiano
  • Finito di leggere il 30 giugno 2022
La narratrice protagonista parte da Berlino per un lungo viaggio nei paesi all'Est della Germania, in quel vasto spazio geopolitico dove pare che tutto sia avvenuto, all'insaputa di noi europei occidentali. Prima va a visitare con la figlia il grande Museo di Storia Tedesca a Berlino (consiglio tutti di andarci) e nell'area dedicata alla Shoah la figlia le chiede: "dove siamo noi qui in questo pannello, mamma? (...) Avrei voluto aggiungere che noi in quell'immagine non figuravamo affatto". Ma non è vero ed è per questo, forse, che vuole risalire lungo l'albero genealogico della sua famiglia: ebrea, un po' polacca e un po' russa, vittima di drammatici avvenimenti: la caduta di grandi imperi, la guerra civile russa, la rinascita e la spartizione della Polonia, il nazismo e lo stalinismo con i loro eccidi, stragi, ghetti, campi di concentramento, milioni di morti; e peggio ancora la perdita della propria lingua e della propria storia. E in effetti l'autrice saltella, "in modo strano e goffo, simile a una puntina di un disco giunto alla fine". I nomi e i nomignoli lungo l'albero genealogico si susseguono ed è inutile identificarli e ricordarli; la confusione è forse voluta. Alcuni passaggi del racconto restano fortemente impressi, come il genocidio di Babij Jar, anche per le parole del grande poeta Evgenij Evtusenko ("Ogni vecchio ucciso qui/io. Ogni bambino ucciso qui/io").  In generale le persone, le vicende, i luoghi e le parole sono come "scritte perdute", iscrizioni che vengono rinvenute per caso e si cerca di decifrarle, ma non si capisce neanche a quale alfabeto appartengano. "Capii che ero arrivata troppo tardi, che il sapere era andato perso, e io non avevo la forza di recuperarlo, mi ero attardata, con la mia nascita e in generale; non era una colpa, era solo troppo tardi".  Ma allora ha senso ricercare le proprie radici?  O quel "naturalmente" usato dall'autrice nell'avvio del racconto sta a "sottolineare l'insensatezza del suo viaggio, (...) quasi che quella sparizione e quel nulla fossero fenomeni naturali o addirittura ovvi". A Varsavia  l'autrice ha creduto di trovare la casa dove è vissuta la sua famiglia e scopre che era un'altra, oggi distrutta. "Durante la notte non riuscii a dormire, sognavo la sauna, il ghetto, corpi nudi nella torsione della morte o del piacere, sognavo la diversità, uomini e donne, (...) non so se sono mai stata tra i miei e chi siano i miei, queste rovine attorno a noi e dentro di noi, e il passaggio da una lingua all'altra che compio per poter stare da ambedue le parti, per essere al contempo io o non io, (...) in tedesco la lingua è femminile, in russo è maschile, che cos'ho combinato con questo scambio?"

E' un libro difficile per la trama disordinata, come se fosse l'insieme di aneddoti, luoghi, personaggi che si affollano nella mente senza trovare un ordine, una sistemazione razionale. E' come se la memoria incombesse e travolgesse la protagonista, sono troppo forti le immagini, troppo intensi i dolori. "Lame di coltello spuntano dalla parete e si muovono a breve distanza dal corpo. Pendono da qualche parte, (...) e tu le descrivi da un'ottica teorica, (...) ma non riesci a restituire quel terrore né il raccapriccio della loro presenza, perché restituirlo significa riconoscerlo e consentirgli un accesso. Tanto terribili sono queste cose."

Certo, la storia della famiglia è eccezionale, ma c'è da chiedersi se ha veramente senso sollevare il coperchio del passato, a che cosa porta se non al pianto, al delirio. Il romanzo si chiude con un episodio emblematico. "Quando mi ritrovai di fronte alla casa che doveva essere la mia, (...) un'anziana signora (...) mi disse, o forse fu un rimprovero?, l'ho incontrata un po' troppo spesso da queste parti negli ultimi tempi! E io le risposi stupita che da anni non ero più stata lì. Questo non conta nulla, disse lei". E' una splendida metafora del fascino oscuro della rimembranza.

Perché leggerlo? E' difficile, ma elegante e raffinato. Dà uno specchio narrativo di una storia e di una cultura a noi sconosciuta

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