Gradimento Medio-basso
e non lo rileggerei

La ragazza del convenience store

scritto da Murata Sayaka
  • Pubblicato nel 2018
  • Edito da Edizioni e/o
  • 168 pagine
  • Letto in Italiano
  • Finito di leggere il 17 novembre 2023
In Giappone i konbini sono piccoli supermercati dove c'è di tutto; ed è qui che si è sviluppa un racconto, apparentemente lieve e scontato, che affronta invece una questione importante: come dirà la protagonista dopo un colloquio con la sorella, la gente preferisce una persona << "normale" anche se piena di problemi, anziché una sorella tranquilla ma "anormale", di un altro pianeta.>> Keiko è cresciuta in una famiglia serena, con genitori premurosi e una sorella che le vuole bene, eppure fin da piccola è stata una bambina "strana", asociale, a tratti persino aggressiva. La generale riprovazione a seguito di gesti singolari, come per esempio uccidere un passerotto, l'ha condotta a chiudersi in se stessa. << Mi avvicinavo all'età adulta, all'ora della verità, e continuavo a ripetermi che dovevo guarire a tutti i costi.>> La svolta arriva quando viene assunta in un konbini. Dopo una breve formazione, Keiko impara a ordinare gli scaffali, mettendo in risalto i prodotti in promozione, a tenere pulito il locale e soprattutto ad accogliere a voce alta i clienti. << Irassahimase! (benvenuto in giapponese) gridai (...) inchinandomi come da manuale e cominciando a scansionare i prodotti. In quell'istante, per la prima volta nella vita, assaporai la sensazione di aver trovato il mio posto nel mondo. Sono nata, finalmente!, pensai entusiasta. (...) Il trillo ripetuto che accompagna l'ingresso dei clienti risuona come le campane di una chiesa. La scatola rettangolare di vetro luminoso e trasparente mi accoglie dentro di sé. Un mondo perfetto, che continua a girare senza sosta. Nutro una fede cieca e assoluta in questo microcosmo lucente->> Con dolce ironia la scrittrice ci accompagna ad apprezzare la vita del konbini: il frastuono dei clienti, i colleghi sempre più simili nei comportamenti e persino negli accenti, il succedersi dei capi, ciascuno da accettare con i loro difetti, e poi la merce sugli scaffali, il cuore del supermercato, prodotti che sono cambiati nel tempo adattandosi a nuovi consumi. Gli anni passano, Keiko invecchia con il suo contratto part time, vive in un misero monolocale, è ancora vergine. E' serena, appagata dalla "musica del konbini", << una miriade di suoni che si fondono tra loro  e si insinuano dentro me senza sosta.>> Per i genitori e la sorella, per le amiche come per gli stessi colleghi, Keiko non può essere felice perché diversa, lontana dalle convenzioni sociali, che vogliono che una donna si sposi, procrei e allevi dei figli, abbia un impiego sicuro e un buon salario. Per giustificare la sua "strana" vita Keiko si è inventata che è malata, ma questa scusa non può reggere a lungo. Per zittire tutti, e non per amicizia, Keiko si mette in casa un ragazzo egoista e sfaccendato; finalmente, può dire che ha un uomo, forse si sposerà. << Vergine, zitella e povera commessa di un konbini, (...) tutti ti crederanno sessualmente uguale e sarai uguale a tutte le altre donne del pianeta.>> Keiko, però, scopre che nel suo "microcosmo lucente" non è più la commessa cui rapportarsi in modo professionale, è una donna fragile, di fronte alla quale << non c'era più il mio ottavo capo, bensì solo un maschio della specie umana, smanioso come tutti di vedere una sua simile accoppiarsi e riprodursi. Nel nome della perpetuazione della razza.>> Che resta da fare? Fuggire dal konbini alla ricerca di qualcos'altro o capire senza sotterfugi che << prima ancora di un essere umano sono una commessa del konbini>>?

Con una scrittura piacevole e una narrazione distante da psicologismi e giudizi morali l'autrice ci dice come non tutti debbano appartenere alla "tribù dei normali", come la ricerca della felicità ha tante vie e accettare la propria, pure se modesta e priva di ambizioni, permette di stare in pace con se stessi. Nel racconto della ragazza del konbini c'è senza dubbio una critica alle convenzioni della società giapponese; in distanza emerge pure il desiderio di ripiegarsi su se stessi, di non lasciarsi necessariamente intrappolare dall'amore, dal sesso, dalla figliolanza. Il kombini è come un monastero dove la donna può essere finalmente libera, sotto la corazza della professionalità e in un ambiente di lavoro immobile ma splendente di luci e rumori.

La trama è fragile, la narrazione si evolve lentamente, con lunghi dialoghi spesso noiosi e inconcludenti. I personaggi di contorno sono banali o inverosimili per fare da spalla alla protagonista: esse non esce, di fatto, dal proprio "io narrante", ironico e acuto ma alla fine stantio e scontato.

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