Sconsiglio vivamente
e non lo rileggerei

Il figlio del Mare

scritto da Morosinotto Davide
  • Pubblicato nel 2022
  • Edito da Mondadori
  • 369 pagine
  • Letto in Italiano
  • Finito di leggere il 03 maggio 2023
Immaginiamo che in un mondo, il nostro, imprigionato in una struttura sociale cristallizzata, avvenga un fatto straordinario che sconvolge gli assetti precostituiti permettendo al povero di ascendere la scala sociale. Forse, solo a seguito di una guerra o di una catastrofe naturale, è possibile una rivoluzione. Con una storia esile, questo romanzo introduce il tema del cambiamento, e lo fa in un'epoca lontana da noi: il 452 dopo Cristo quando gli Unni invasero l'Italia. Siamo a Atesis, l'attuale Este, città allora lambita dal fiume Adige, che cambiò il suo corso nel 589 a seguito di una disastrosa alluvione. E' una pigra città, controllata da una potente famiglia romana e dai maggiorenti, i così detti curiali. Pietro è un ragazzone dai capelli rossi e fa il guardiano di maiali; un quattordicenne grande e grosso, timido, chiuso, analfabeta, nato da una notte d'amore della madre con un barbaro "che veniva da mar, dalle terre che stanno di là della grande acqua". Essersi prestato stupidamente alle curiosità di Giustina, la graziosa e irrequieta figlia del padrone, porta Pietro a subire una sonora bastonatura, giusta punizione per aver osato parlare con la ragazza: guardiano dei maiali sei e devi restare, piuttosto accompagnati alla prosperosa Galla, anche lei del basso popolo! Tutto muta quando arrivano gli Unni, accolti con terrore perché guerrieri feroci e invincibili: "sembravano molto alti e robusti, fisici compatti (...), i loro destrieri avevano la bocca schiumante di bava e gli occhi pieni di follia". In realtà con Pietro e Giustina, che si ritrovano insieme prigionieri, non si comportano male come ci si potrebbe aspettare: gli concedono salva la vita, ne permettano il rientro a casa dove Pietro parteciperà valorosamente all'epica e inutile battaglia per la salvezza di Atesis. La città è saccheggiata, la campagna è attraversata dai barbari e dai banditi, non c'è più cibo e riparo; non resta che fuggire per trovare rifugio nelle lagune dove gli Unni non vogliono andare per timore delle pestilenze. Iniziano un viaggio pieno d'insidie, soli, brutalizzati dalla paura e dalla fame, due adolescenti, Pietro e Tito, una ragazzina abituata alle comodità e alle difese di una ricca casa, Giustina, e una vecchia cavallina nera. E' inutile seguirli lungo le pianure e i canali che portano alle lagune venete: la storia è banale, precorre le "Avventure di Tom Sawyer", senza averne il ritmo e la suspense, riducendosi pian piano a un racconto melenso, con molti aspetti inverosimili, e avulso dall'ambiente storico e naturale.

"Non c'è viaggio più lungo di quello che ti riporta a casa", dichiara l'autore nei Ringraziamenti. Dopo tanti romanzi ambientati in giro per il mondo, Morosinotto vuole parlare della sua terra, avviando una saga che, si suppone, vorrebbe seguire le vicende di Pietro e di Giustina, e dei loro eredi?, nella costruzione della futura e splendida Venezia. Ebbene, avrebbe potuto metterci più impegno, non affidandosi a banalità adolescenziali senza tempo (siamo sicuri che le ragazze e i ragazzi del 500 dopo Cristo fossero come i nostri?) e cercando di creare un'atmosfera che partisse dall'ambiente vallivo delle lagune. Bisogna ammettere, a malincuore, che la guerra è un bell'espediente per dare ritmo al racconto: la difesa di Atesis, con i suoi combattimenti e colpi di scena, attrae il lettore, gli ricorda l'Iliade in breve.

La scrittura fluisce leggera e facile, senza asprezze: piacevole da leggere ma contribuisce a dare quel senso di superficialità frettolosa che contraddistingue il romanzo. Sottolineo una particolarità: in quasi quattrocento pagine la punteggiatura è costituita solo da punti e virgole, c'è un solo due punti, non ci sono punti e virgola; virtuosismo alla Cesare Pavese, o stilo giornalistico tanto di moda, oppure compiacimento verso un lettore adolescente, che si presume poco abituato a una sintassi articolata?

Perché non leggerlo? E' banale e noioso.

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