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ma non lo rileggerei

La ragazza di Bube

scritto da Cassola Carlo
  • Pubblicato nel 1960
  • Edito da Mondadori
  • 219 pagine
  • Letto in Italiano
  • Finito di leggere il 18 febbraio 2024

In una celebre ballata Guido Cavalcanti canta le pene d' amore: "questo (è) tormento disperato e fero,/ch strugg' e dole e 'incende ed amereggia". L'amore non porta la felicità, soprattutto se "Trovar non posso a cui pietate cheggia,/mercé di quel signore/che gira la fortuna del dolore". Questo stato dell'animo è descritto con malinconica dolcezza da Cassola, e lo fa dal punto di vista di una ragazzetta, in una misera famiglia operaia di una cittadina della Toscana appena liberata dai nazi-fascisti nel 1944. Non è importante l'ambiente, e più utile inoltrarsi nella scoperta dell'amore di un'adolescente, raccontata con una sensibilità sorprendentemente femminile. Mara è figlia di un muratore "scansafatiche" e di una madre affettiva, sconvolta dalla morte del figlio Sante, ucciso dai nazi-fascisti. Ed è proprio Bube, partigiano e amico del fratello, che cambia la vita di Mara, ancora ai primi corteggiamenti. Il ragazzo è venuto a far visita al padre di Mara, esponente del locale partito comunista. La ragazza è attratta dal ritroso Bube, con l'aureola di uomo già fatto ma timido e goffo. Mara << era abituata a fantasticare, e fare lunghi discorsi da sola. (...) Bube: non le piaceva troppo quel nome. (...) "lo chiamerò...Bruno, Bruno è un bel nome, e poi a lui gli sta bene, perché è bruno davvero">>. E quando le regala dei tacchi alti, si sente più bella, e le eccita di esser sola col fidanzato. << Allora Mara gli disse: "come sarebbe bello ballare io e te! Tutti direbbero che bella coppia! (...) Si baciarono. (...) Egli la baciò parecchie volte: ogni volta premendo più forte le labbra su quelle di lei, (...) se lui avesse voluto prenderla, avrebbe potuto farlo, perché lei era come senza forze. (...) "No Bubino, no; ora, no; ora basta">>. Potrebbe essere la solita languida storia tra fidanzati quando irrompe "la fortuna del dolore". Bube, spinto dai compagni, uccide un maresciallo e il figlio di questo. Si nasconde in un casolare di campagna portandosi con sé Mara; da qui è costretto a rifugiarsi in Francia per scappare alla polizia italiana. Mara va a servire in città presso una famiglia. Il ricordo di Bube si sfuma nella mente, ma lei si sente un'altra. <<Le piccole vanità di un tempo, i battibecchi con la cugina, i chiacchiericci con le amiche, la facevano sorridere di commiserazione, quando ci ripensava. (...) Si specchiava nelle vetrine: ma non più per vanità di constatare che aveva un corpo ben fatto e un viso grazioso. La figura che compariva per un attimo sulla lastra di vetro era un'immagine tragica, dolorosa>>. E' come se il legame con Bube, con quel ragazzo imprudente e nervoso, la trascinasse verso un inevitabile destino. E pure la relazione con Stefano, un operaio ponderato e istruito, non è sufficiente a spingere Mara a rompere con Bube, rottura che i genitori invitano a compiere. Il ragazzo è stato arrestato, è in carcere in attesa del processo. Mara va a colloquio in prigione, le è detto che deve andarci da sola. << "No, sola no... rinuncio", stava per dire Mara, ma subitamente sentì una forza straordinaria invaderla tutta; alzò fieramente la testa, e disse: "Va bene, vado sola". (...) Non avrebbe saputo darle un nome, ma sapeva che era irresistibile: che spezzava via ogni timore, ogni esitazione; che la rendeva calma e sicura di sé e indifferente a ogni cosa che non fosse l'adempimento del suo dovere... (...) Ecco, era così: lei era la ragazza di Bube>>.

Pare che Pasolini si fosse riferito a Cassola quando nella sua orazione "In morte del realismo" disse che << a quella ingratitudine (di Cassola), più che alla ferita (il pugnale di Tomasi di Lampedusa)/il realismo chinò il capo, arreso>>. Il romanzo di Cassola sollevò a suo tempo polemiche nel mondo culturale e forti critiche da parte della poetica neorealista; venne accusato di essere una storia dolciastra, che parlava di vicende banali e di personaggi ordinari. In realtà, il romanzo parla di piccoli sentimenti che diventano caparbiamente forti quando devono affrontare le grandi e dolorose vicende della vita. Ragazza desiderosa di un semplice e lieto amore, dinanzi agli avvenimenti, riconoscendo a Bube le sue colpe e pure la sua innocenza di ragazzo, Mara si rivela donna coraggiosa e decisa, consapevole del peso del ruolo che si è assunta. Mara è un "eroe discreto", lotta per un ideale di fedeltà sino al sacrificio.

La scrittura di Cassola è stata definita "nitida e comunicativa", capace di alternare dialoghi serrati ad approfondimenti psicologici raffinati ma semplici, facilmente comprensibili. La trama è costruita in forma romanzesca, senza che ci siano momenti di caduta nel ritmo. Si percepiscono, sotto il bell'italiano, uno scorrere del periodare fluido ma troppo facile, una povertà lessicale (mancano modi di dire e parole toscaneggianti), una banalizzazione della lingua, che fa trasparire un certo infantilismo letterario. Che il tutto sia voluto o no, ha poca importanza: il romanzo avrà una grande influenza sulla narrativa italiana del Secondo Novecento e verrà usato come testo di lettura nella nuova scuola dell'obbligo. Ancora oggi, è un romanzo che potrebbe essere letto dagli adolescenti.

Perché leggerlo? Stilisticamente piacevole, bella la figura di Mara.

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