Gradimento Medio-basso
e non lo rileggerei

The road

scritto da McCarthy Cormac
  • Pubblicato nel 2006
  • Edito da Picador Classic Book
  • 336 pagine
  • Letto in Italiano
  • Finito di leggere il 20 luglio 2023
"Le ceneri del mondo perduto si spargevano sulla landa desolata, (trasportate) qua e là nel vuoto da venti burrascosi. Trascinate e gettate e trascinate nuovamente. Ogni cosa divelta dalle sue radici. Non sostenuta nell'aria polverosa. Sostenuta da un respiro, tremante e breve. Se solo il mio cuore fosse di pietra". In un'era post apocalittica (per una catastrofe non specificata) "tutti i depositi di cibo erano stati svuotati e l'assassinio era ovunque sulla terra. Il mondo fu presto largamente popolato da uomini che avrebbero mangiato i loro figli di fronte ai loro occhi e le città stesse erano dominate da bande di sudici predatori che rovistavano tra le macerie e strisciavano dai rifiuti, (illuminati solo) dal bianco dei denti e degli occhi, portando in sacchetti di nylon barattoli di cibo carbonizzati e anonimi, come consumatori nei ristoranti dell'inferno. (...) Fuori sulla strada i pellegrini affondavano, cadevano e morivano, e la terra velata e spoglia (come un sudario) continuava a scorrere con il sole e ruotare di nuovo come il cammino senza traccia e senza segni di un qualsiasi mondo gemello, innominato e irraggiungibile nel buio primordiale."  Questa lunga citazione dà l'idea dello stile di questo romanzo: lirico, ricco di immagini evocative, con una scrittura complessa sotto il profilo lessicale e sintattico, difficile da tradurre, affascinante per i critici, molto meno per i semplici lettori. Il richiamo alle stesse parole dell'autore introduce l'ambiente dell' esile trama: un padre e un figlio, ancora ragazzino, viaggiano in un mondo devastato, fatto di alberi bruciati e lande desolate, privo di animali e piante, tra altri esseri umani dediti al cannibalismo per sopravvivere. Il padre sa che morirà presto (la polvere lo sta uccidendo) e vuole condurre al mare il figlio: sulla costa è convinto che ci sia ancora della "gente buona". Potrebbero fermarsi ma non lo possono fare perché rischiano di essere assaliti dalle bande assassine. "Dieci mila sogni sepolti dentro le loro anime erranti. Proseguirono. Attraversando il mondo perduto su un carro nascosti come topi.  Le notti morte nella loro fissità e ancora più morte nell'oscurità. Così fredde". Il padre non ha pietà, non risponde alle urla di aiuto, non si lascia impietosire da esseri umani che saranno probabilmente cibo di altri e chiedono disperatamente aiuto; non se lo può permettere, ha una missione, sopravvivere e portare in salvo il ragazzo. Il figlio è invece la coscienza critica; non solo implora umanità ma pretende che il padre sia coerente con ciò che gli racconta. "Vuoi che ti racconti delle storie", dice l'uomo. "Il ragazzo lo guardò e volse lo sguardo. (...) Quelle storie non sono vere. Non devono essere vere. Sono storie. Si (dice il ragazzo). Ma nelle storie noi aiutiamo sempre la gente e invece noi non aiutiamo gli altri.(...) Bene. Penso che siamo ancora qui. Sono capitate molte cose brutte ma noi siamo ancora qui". Quando arrivano sulla costa non c'è l'odore del mare, l'acqua non è blu ma ha un colore grigio, coperta di cenere, "solo ossa di pesci in milioni sparse lungo la spiaggia per quanto l'occhio possa vedere come una linea di morte. Un enorme sepolcro di sale. Senza senso. Senza senso".

Il romanzo può essere interpretato in tanti modi. Si può leggere il racconto in modo letterale, come la storia di ciò che sarà di noi dopo una catastrofe, climatica, pandemica o nucleare; mancano troppi elementi narrativi (non ultimo le cause del disastro ambientale) per far pensare che l'autore abbia voluto narrare una vicenda distopica. Ci si può riferire a un altro libro di McCarthy (si veda la recensione di "All the Pretty Horses" in questo sito), in cui lo scrittore si sofferma sulla scomparsa del mondo dei cowboy, dei cavalli selvaggi nelle verdi pianure del West; pure "The Road" è ambientato nelle vaste praterie, anche se distrutte dalla catastrofe, come se l'autore sia tornato a piangere, ormai senza speranza, la perdita inesorabile e dolorosa del suo mondo, divenuto un paesaggio apocalittico per la diffusione disordinata e pervasiva delle fabbriche, della cementificazione selvaggia, dei centri commerciali con la loro ridondanza delle merci. Quanti oggetti e cibo abbiamo se ancora dopo anni di saccheggio possiamo trovare qualcosa di utile tra le macerie e i rifiuti! Dalla lettura si riceve un senso metafisico dell'esistenza,  fuori dal tempo e dello spazio,  di là della singola storia individuale. Il viaggio dei due pellegrini è la metafora della Morte, un cammino verso la fine dell'esistenza. Non solo non ha senso vivere in una realtà orrenda, dove si perde anche la memoria e i sogni possono essere solo incubi. La morte è il nostro inevitabile arrivo, ma è faticoso morire in un mondo senza pace. Visto da questo punto di vista il racconto ha il suo centro nel legame tra padre e figlio. Perché l'uomo continua a vivere e lottare? Perché insiste nel narrare storie falsamente ricche di umanità? Perché inganna il ragazzo? Emerge un messaggio potente: il nostro attaccamento alla vita non deve risiedere nelle cose materiali, nella quotidianità di un'esistenza sempre più inutile, fragile e dolorosa; insistiamo a non morire perché dobbiamo ancora proteggere i nostri cari. Nel momento in cui non c'è più un' escatologia, che sia la Città di Dio o il Sole dell'Avvenire, non ci resta che ancorarci alle nostre responsabilità verso chi ci è più vicino, nelle relazioni essenziali come quelle tra il padre e il figlio.

La narrazione è articolata in brevi capoversi, come una raccolta di poesie che si potrebbero leggere a sé stante. Il fascino della lettura risiede proprio nel suono che scaturisce dalla ricchezza lessicale delle parole e dalla struttura sintattica fuori dagli schemi, come sospesa e inesplicabile. E' una prova di eccezionale maestria stilistica, una ricerca dell'effetto che va a scapito della storia: tutto si ripete in un eterno ritorno,  i paesaggi, le situazioni, i dialoghi (di fatto solo tra padre e figlio) si susseguono monotoni e alla fine scontati. Si attende con ansia qualcosa che rompa la noia, ma non viene, se non un finale improbabile. Rimane un senso di oppressione ed era forse questo lo scopo dello scrittore. Certo è difficile da capire il grande successo del libro; è prolisso e si fa fatica ad arrivare alla fine.

Perché leggerlo? Solo per dovere e attratti dalla maestria stilistica.

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