Sconsiglio vivamente
e non lo rileggerei

I miei giorni alla libreria Morisaki

scritto da Satoshi Yagisawa
  • Pubblicato nel 2010
  • Edito da Feltrinelli
  • 144 pagine
  • Letto in Italiano
  • Finito di leggere il 10 luglio 2022

La spinta a leggere questo breve romanzo nasce dal desiderio di capire perché si leggono i libri, e di conseguenza per quale motivo si è avvinti dalla libreria, questo singolare negozio dove negli scaffali sono riposti volumi di carta, grandi e piccoli, ma sempre affascinanti e accoglienti. Chi di noi amanti dei libri non vorrebbe lavorare in una libreria! In questo caso parliamo di una rivendita di libri usati, alcuni di valore altri commerciali, in un quartiere di Tokyo, dove su entrambi i lati della strada si vedono solo librerie. "Un parco giochi per gli amanti dei libri", mormora Takako, la protagonista narratrice, dopo che è uscita dalla stazione della metropolitana. Ha lasciato un lavoro sicuro dopo una fallimentare storia d'amore e vive da tempo rinchiusa in casa, a dormire tutto il giorno. Le ha telefonato uno zio, uno strambo individuo che ha ereditato la libreria del bisnonno e le ha proposto di dargli una mano nella conduzione del negozio, offrendole pure un piccolo alloggio, zeppo di libri, polveroso, con un fortissimo odore di muffa, una tana perfetta per una depressa come Takako. C'è il rischio che la vita quotidiana non cambi veramente; dopo alcune ore in libreria può infilarsi sotto le coperte a dormire. Ma ci sono i libri. "Quei vecchi libri nascondevano storie per me inimmaginabili. E non mi riferisco solo a ciò che raccontavano. In ognuno ritrovai tracce del passato". In particolare la ragazza rimase colpita da una frase di Kajii Motojiro (scrittore giapponese vissuto nella prima parte del Novecento): "che significa guardare? Significa trasferire su un oggetto parte della nostra anima, se non la sua totalità". E' un evidente approccio scintoista, tipico della cultura giapponese, che rivela il nostro rapporto con il libro: nella lettura si sente un'affinità con lo scrittore e nel contempo si capisce meglio sé stessi, in un coinvolgimento misterioso che si alimenta delle parole ed anche dell'odore e del tatto dell'inchiostro e della carta. Il libro è come un albero, dei fiori e i loro insetti, degli animali, un paesaggio, un' opera d'arte, : è qualcosa che parla tramite segni fisici. Presto però Takako percepisce i limiti del libro. "In libreria avevo trovato calore e serenità, ma non potevo accontentarmi, o non sarei mai cresciuta. Sarei rimasta fragile. Dovevo andarmene, riprendere in mano la mia esistenza". Siamo a pagina 59, fin qui il racconto è intrigante: da qui in poi scivola in una storia banale e dolciastra di una ragazza in cerca di sé stessa.

Di certo sarebbe stato esagerato aspettarsi un libro sulla letteratura come quello di Nafisi Azar ("Reading Lolita in Tehran" vedi la recensione in questo sito);  ci saremmo accontentati del "Il gatto che voleva salvare il libro" di Natsukawa Sosuke (si veda la recensione in questo sito), racconto prolisso e talvolta banale, eppure accattivante nella sua atmosfera vaporosa e misteriosa. Trattare il nostro indecifrabile legame con il libro e la libreria come ha fatto l'autore agita in noi delusione e indignazione ad un tempo.

Perché non leggerlo? E' superficiale.

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