Gradimento Medio
e non lo rileggerei

Suite francese

scritto da Némirovsky Irène
  • Pubblicato nel 1942
  • Edito da Adelphi Edizioni
  • 415 pagine
  • Letto in Italiano
  • Finito di leggere il 31 luglio 2023
Dopo la disfatta dell'esercito francese nel 1940 i tedeschi hanno occupato la Francia sino al 1944, al Nord direttamente e al Sud tramite la repubblica collaborazionista di Vichy. Pur in una condizione molto difficile (Némirovsky e suo marito sono ebrei) la scrittrice s' impegna in un grande affresco della Francia sconfitta, non tanto per capirne le ragioni o analizzarne le vicende, quanto per rispondere a una domanda: la guerra, la disfatta, la fuga e la convivenza con l'invasore hanno cambiato il popolo francese? La risposta è che "nulla cambiava, che tutto restava uguale, che non si stava assistendo a un cataclisma straordinario, alla fine del mondo come si era creduto, ma a una serie di relazioni umane, limitate nel tempo e nello spazio." La scrittrice ha potuto completare solo le due prime parti della Suite francese, prima di essere deportata in un campo di sterminio. La prima parte, "Tempesta in giugno", narra l'esodo affannoso e spaventato dei parigini nel giugno del 1940, e lo fa partendo da microcosmi che rispecchiano la struttura sociale della borghesia francese: la ricca famiglia Pericand, solida nel suo patrimonio e nella sua adesione all'autorità, Gabriel Conte, letterato di fama, sicuro di sé ma disgustato da tanta plebaglia in fuga, i coniugi Michaud, fedeli impiegati di banca traditi dal cinico banchiere Corbin, e infine Charlie Langelet, vanesio ed avaro collezionista, pronto a tutto pur di salvare le sue porcellane.  Sono chiaramente degli archetipi, trattati con affettuosa ironia nella loro lotta per la sopravvivenza, per salvare se stessi, la famiglia e la roba. Sono patrioti ma con buon senso, caritatevoli con giudizio, pragmatici nei principi morali, pronti ad adattarli alle circostanze. Chi crede ingenuamente che la guerra sia l'occasione per redimersi farà la fine di Philippe Pericand, ucciso in modo crudele dai giovani orfani che gli erano stati affidati. E' meglio non sollevare il coperchio dell'animo umano perché potremmo scoprire che siamo "tra Satana e Dio, immersi in tenebre profonde". La seconda parte della Suite francese, "Dolce", è ambientata in un villaggio del centro della Francia, cittadina occupata dai tedeschi. La scrittrice racconta i rapporti tra la popolazione e l'invasore prendendo le mosse da piccole vicende. Prevalgono i grigi rispetto al nero e al bianco. La truppa è composta di giovani soldati, spaesati e desiderosi di essere accettati, la popolazione si dichiara ostile ma cerca di convivere, talvolta cercando benefici se non persino collaborando. Nèmirovsky abbandona l'ironia e le grandi pennellate, s'immerge invece in dettagliate descrizioni degli ambienti, in una rappresentazione realistica ma severa d'una ottusa borghesia contadina. C'è un lieve disprezzo, mitigato solo nella figura di Lucile. Sposa di un uomo gretto e infedele, ora in prigionia, la giovane donna vive tristemente con l'arcigna suocera. S'innamora di un giovane ufficiale tedesco; in lui Lucile non vede solo un uomo gentile, colto e raffinato, così diverso dal marito; intravede l'occasione di un cambiamento: "essere libera, interiormente, scegliere la mia strada, seguirla, non accodarmi allo sciame. (...) Sono una povera donna inutile, non so niente ma voglio essere libera!". E romanticamente il giovane ufficiale, anche lui prigioniero delle convenzioni, delle Idee e dello Stato, sognava per Lucile un "abito bianco con grandi volant di mussola, sfasato come una corolla così che ballando con lei (...) ogni tanto avrebbe sentito intorno alle gambe il fruscio spumeggiante dei suoi pizzi". Sono sogni, vane speranze. L'uccisione di un tedesco da parte di un partigiano, nascosto poi dalla stessa Lucile, riconduce entrambi alla dura realtà: "quei tranquilli contadini dal volto impenetrabile, quelle donne che il giorno prima sorridevano, (...) non erano altro che una massa di nemici!" Grida Lucile "Mai, no! No!, Mai! Mai sarebbe stata sua. (...) Ciò che li rendeva nemici non erano né la ragione né il cuore, ma quegli impulsi oscuri del sangue sui quali avevano contato per unirsi, e sui quali non avevano alcun potere".

Il romanzo è stato pubblicato postumo nel 2004 con un grande successo di pubblico e di critica. La vicenda umana della scrittrice ha forse favorito un giudizio troppo lusinghiero. La prima parte ha un ritmo vivace e intrigante, ma la storia non conduce a niente, resta come sospesa, con epiloghi anche grotteschi, che ricordano i racconti paradossali e inquietanti di Dino Buzzati (si pensi a "Paura alla Scala" in "I sessanta racconti" di Dino Buzzati recensito in questo sito). La seconda parte, senza dubbio più robusta sotto il profilo psicologico, rammenta Terra di Emile Zola, è una descrizione anche scontata della grettezza e pavidità della borghesia contadina. Le figure di Lucile e del bell'ufficiale sono troppo intrise di romanticismo, talvolta dolciastro, da risultare interessanti.


Perché leggerlo? Piacevole: la scrittura è elegante e fluida.

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